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"Prova di canto", Giovanni Borgo
sabato, 25 aprile 2009
Per oggi è in programma una giornata a Monte Sole. Ormai vivo in Emilia Romagna e visiterò qui un luogo di memoria. Il pensiero vola però a Monte Maggio (SI) ed ai racconti di mia nonna sfollata durante la guerra e staffetta bambina per i Partigiani.

Intanto, buona Liberazione a tutti. Da tutto quello di cui credete di dovervi liberare.
E ricordiamoci di allenare la memoria.



Ai popoli il benessere fa bene
Però li rende pigri e fannulloni
Dimentica il passato e tante pene
Le dure lotte fatte coi padroni
La schiavitù la fame e le catene
Le sofferenze dentro le prigioni
L'uomo arricchito e reso indipendente
pensa solo a se stesso e non fa niente.
(Benito Mastacchini, 2001)



E ora un video già pubblicato che mi fa sempre emozionare.


postato da: bettabu alle ore 12:09 | Permalink | commenti
categoria:ottava rima, detto e taciuto
giovedì, 23 aprile 2009

Il concerto del 25 aprile a cui si riferisce il post precedente
è stato annullato.
postato da: bettabu alle ore 20:50 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 22 aprile 2009
postato da: bettabu alle ore 11:34 | Permalink | commenti
categoria:brazil, concerti e spettacoli
lunedì, 20 aprile 2009
E' solo qualche giorno che è in rete e adesso finalmente sbarca sul blog.
Un piccolo video documentario, a misura di tesi, ma faticoso ritaglio di molte ore di girato ed interviste.
Confezionato, cucito addoso ai suoi protagonisti. I poeti. I poeti a braccio meravigliosi della Maremma, che gentilmente si sono soffermati davanti al mio obiettivo ed hanno lasciato scorrere parole cantate e narrazioni.
Si parla dell'ottava rima, si parla del "Maggio", del fascismo che censura il pensiero ed il canto; si parla con amore dell'amore per la poesia e si narrano i "poeti padri".
Un modesto documentario sulla poesia estemporanea, ma anche una riflessione sulla memoria e sul modo di ricordare. Lascio volutamente che i poeti si contraddicano e  lascio che lo spazio-tempo dei loro racconti sia incerto e che lo spettatore si chieda se un brusco taglio nel montaggio non abbia apportato qualche danno alla cronologia dei fatti. Così è parlare con loro. I ricordi a distanza di anni si mischiano e le emozioni si accavallano. Là dove il vissuto di somiglia e dove si somigliano le sensazioni si crea un bacino di memoria comune.
Questo è valso soprattuto per i discorsi sui divieti e  le strumentalizzazioni fasciste. Il Maggio, dal sapore socialista, durante il Ventennio è vietato. Le improvvisazioni invece sono ripulite da temi "rischosi" e canalizzate verso un'astuta propaganda attuata tramite le diffuse gare di poesia.
Qui, nei racconti dei poeti, i decenni si confondono e si accavallano. La ristrettezza dei temi delle ottave del periodo fascista e l'assoluta impossibilità di critica sociale si confonde con la censura del Dopoguerra, solo in parte di carattere politico ma soprattuto di carattere morale ed etico.
Gli anni scorrono e la memoria sembra guidata dal timore, dallo sdegno e dai ricordi dei divieti. Divieti più forti e quelli meno assoluti, ma che confluiscono insieme in quel bacino di memoria che li accomuna. La mancanza di libertà. Questo sembra essere il sottile filo che cuce il ragionamento della memoria che porta ad una narrazione assolutamente emozionale. Quello che cercavo. Testimonianza. Narrazioni "poetiche" di una lucida esperienza.



Nota: per il titolo del video leggi questo post.
postato da: bettabu alle ore 18:43 | Permalink | commenti
categoria:ottava rima, voci che cantano, toscana etruria e tuscia
mercoledì, 15 aprile 2009
Domenica si terrà a Ribolla (GR) la XVII edizione della Festa della poesia Improvvisata che si tiene ogni anno in Aprile. Quest'evento mi mette inevitabilmente in condizione di ricordare l'anno trascorso dalla passata edizione: la prima a cui ho assistito e che mi lasciò così tanto meravigliata. Cominciavo in quel periodo a capire cosa fosse l'ottava rima e cominciavo a delineare i tratti della mia tesi: lì incontrai i poeti che ne diventarono poi i protagonisti ed i ricercatori che mi aiutarono a documentarmi e a chiarirmi le idee.

Lo stupore, la brama di scoprire e conoscere questo mondo, il primo approccio con l'ambiente ribollino e ciò che ne seguì, lo espressi poi nell'introduzione della mia tesi di laurea, che riporto di seguito.


Si vocifera in Toscana, che esistano contadini che cantano di poesia all’improvviso, e che possano narrare a lungo Dante a mente ed i poemi cavallereschi. Si vocifera che siano quasi analfabeti e che ce ne siano ancora alcuni sparsi per le campagne dell’Italia centrale.
Queste voci, sono il punto di partenza della nostra ricerca di cui questo scritto ripercorre la traccia. Viaggio attraverso smaniose peregrinazioni nel fiorentino e verso la Maremma Toscana, e poi Laziale, luogo di scambio antico per eccellenza dove anime cantanti di lavoratori stagionali solevano incrociarsi. Viaggi, dunque, alla ricerca della conferma di un sentimento, guidati solo dall’intuito attraverso il quale la nostra radice etrusca ci riportava prepotentemente alle origini.
Poi sono apparsi i poeti. Finalmente. Impacciati ed ingenui, a volte bizzarri e sconclusionati, ma sinceri, genuini, accoglienti; sicuri di possedere un dono, ma quasi imbarazzati di aver ricevuto questa grazia come chi si trova improvvisamente davanti a qualcosa di “soprannaturale”.
Pastori, agricoltori, contadini, cacciatori, vetturini, ex-minatori, artigiani, queste le sembianze sotto cui si manifestano. Vati in realtà; che stanno nascosti dietro le loro mani ruvide e i loro modi agresti, che maneggiano vecchi e fragili fogli volanti con tutta la delicatezza a loro possibile, mentre noi, che ci avviciniamo poco a poco a quelle carte per paura di sciuparle con il fiato, seguiamo i loro movimenti con gli occhi per cercare di ammorbidire quel tocco un po’ rude.
Questi individui sono finissimi cantori e narratori di poesia. Poesia a braccio, canto in bernesco, Arte del dire. Poesia e canto che parlano di oggi, e lo hanno sempre fatto.
Dalle ore passate a sfogliare fogli ingialliti e a cercare domande esatte che innescassero i racconti dei poeti, dei quali abbiamo accolto anche ogni divagazione e storie di vita a cui non potevamo negare il nostro ascolto, ci accorgiamo di quanto quest’arte sia profondamente radicata nella società e  come essa sia per loro uno strumento per dire, per tradurre la realtà e raccontarla alla comunità intera.
Così forte e consapevole il loro canto da essere anche, nel suo vissuto storico, arginato e soffocato dai governanti e dal clero: dal fascismo, di cui ci raccontano abbassando il tono della voce. Mi parlano delle ottave censurate e dei maggi vietati ed abusivi con lucidità e tristezza e come se il pericolo ancora persistesse.
Abbiamo in questo lavoro, ripercorso l’ottava rima nella sua forma popolare attraverso i tratti essenziali che le hanno permesso di tradurre l’espressione più genuina del pensiero popolare e di essere potente mezzo di comunicazione della società rurale. Una raccolta di ottave politiche e pensieri cantati sull’attualità. Lucidi concreti pensieri, chiare ideologie, sdegno dei potenti, sfoghi e parodie.
Ci comprenderà il lettore, se abbiamo scelto di ammettere nel nostro linguaggio  alcuni dialettismi toscani e parole in disuso nell’italiano corrente, rimanendo così in armonia con il modo di esprimersi dei poeti; nelle interviste abbiamo dovuto fare molto di più per parlare con loro, cercando di recuperare ogni suono antico della terra di origine che condividiamo.
E ci perdonerà lo sforzo, se gli chiediamo di immergersi completamente nel linguaggio delle ottave, che abbiamo scelto di non correggere né dal punto di vista sintattico, né della punteggiatura né nell’ortografia, quando si tratti di versi scritti: non avremmo mai voluto che il lettore si dilungasse nelle ricostruzioni sintattiche e fonetiche piuttosto che nel ritmo, nel contenuto, nei peculiari giochi linguistici.
Uno sforzo troppo ponderoso avremmo preteso nel chiedere di immaginare gesti, sguardi, sorrisi, ritmo nel narrare, melodie e voci possenti e delicate. Abbiamo così deciso di donare al lettore un DVD, nel quale raccontiamo, in linea con i veloci tempi moderni, il nostro viaggio attraverso le parole dei poeti lasciando alla loro voce l’ultima parola sull’amatissima arte del dire. “Vedendoli cantare” vogliamo inoltre aiutarvi a comprendere quel potenziale espressivo dell’ottava rima, e quella forza comunicativa del Poeta-Vate di cui tanto parleremo nel nostro scritto.

postato da: bettabu alle ore 13:42 | Permalink | commenti (1)
categoria:ottava rima, toscana etruria e tuscia