Domenica si terrà a Ribolla (GR) la XVII edizione della Festa della poesia Improvvisata che si tiene ogni anno in Aprile. Quest'evento mi mette inevitabilmente in condizione di ricordare l'anno trascorso dalla passata edizione: la prima a cui ho assistito e che mi lasciò così tanto meravigliata. Cominciavo in quel periodo a capire cosa fosse l'ottava rima e cominciavo a delineare i tratti della mia tesi: lì incontrai i poeti che ne diventarono poi i protagonisti ed i ricercatori che mi aiutarono a documentarmi e a chiarirmi le idee.
Lo stupore, la brama di scoprire e conoscere questo mondo, il primo approccio con l'ambiente ribollino e ciò che ne seguì, lo espressi poi nell'introduzione della mia tesi di laurea, che riporto di seguito.
Si vocifera in Toscana, che esistano contadini che cantano di poesia all’improvviso, e che possano narrare a lungo Dante a mente ed i poemi cavallereschi. Si vocifera che siano quasi analfabeti e che ce ne siano ancora alcuni sparsi per le campagne dell’Italia centrale.
Queste voci, sono il punto di partenza della nostra ricerca di cui questo scritto ripercorre la traccia. Viaggio attraverso smaniose peregrinazioni nel fiorentino e verso la Maremma Toscana, e poi Laziale, luogo di scambio antico per eccellenza dove anime cantanti di lavoratori stagionali solevano incrociarsi. Viaggi, dunque, alla ricerca della conferma di un sentimento, guidati solo dall’intuito attraverso il quale la nostra radice etrusca ci riportava prepotentemente alle origini.
Poi sono apparsi i poeti. Finalmente. Impacciati ed ingenui, a volte bizzarri e sconclusionati, ma sinceri, genuini, accoglienti; sicuri di possedere un dono, ma quasi imbarazzati di aver ricevuto questa grazia come chi si trova improvvisamente davanti a qualcosa di “soprannaturale”.
Pastori, agricoltori, contadini, cacciatori, vetturini, ex-minatori, artigiani, queste le sembianze sotto cui si manifestano. Vati in realtà; che stanno nascosti dietro le loro mani ruvide e i loro modi agresti, che maneggiano vecchi e fragili fogli volanti con tutta la delicatezza a loro possibile, mentre noi, che ci avviciniamo poco a poco a quelle carte per paura di sciuparle con il fiato, seguiamo i loro movimenti con gli occhi per cercare di ammorbidire quel tocco un po’ rude.
Questi individui sono finissimi cantori e narratori di poesia. Poesia a braccio, canto in bernesco, Arte del dire. Poesia e canto che parlano di oggi, e lo hanno sempre fatto.
Dalle ore passate a sfogliare fogli ingialliti e a cercare domande esatte che innescassero i racconti dei poeti, dei quali abbiamo accolto anche ogni divagazione e storie di vita a cui non potevamo negare il nostro ascolto, ci accorgiamo di quanto quest’arte sia profondamente radicata nella società e come essa sia per loro uno strumento per dire, per tradurre la realtà e raccontarla alla comunità intera.
Così forte e consapevole il loro canto da essere anche, nel suo vissuto storico, arginato e soffocato dai governanti e dal clero: dal fascismo, di cui ci raccontano abbassando il tono della voce. Mi parlano delle ottave censurate e dei maggi vietati ed abusivi con lucidità e tristezza e come se il pericolo ancora persistesse.
Abbiamo in questo lavoro, ripercorso l’ottava rima nella sua forma popolare attraverso i tratti essenziali che le hanno permesso di tradurre l’espressione più genuina del pensiero popolare e di essere potente mezzo di comunicazione della società rurale. Una raccolta di ottave politiche e pensieri cantati sull’attualità. Lucidi concreti pensieri, chiare ideologie, sdegno dei potenti, sfoghi e parodie.
Ci comprenderà il lettore, se abbiamo scelto di ammettere nel nostro linguaggio alcuni dialettismi toscani e parole in disuso nell’italiano corrente, rimanendo così in armonia con il modo di esprimersi dei poeti; nelle interviste abbiamo dovuto fare molto di più per parlare con loro, cercando di recuperare ogni suono antico della terra di origine che condividiamo.
E ci perdonerà lo sforzo, se gli chiediamo di immergersi completamente nel linguaggio delle ottave, che abbiamo scelto di non correggere né dal punto di vista sintattico, né della punteggiatura né nell’ortografia, quando si tratti di versi scritti: non avremmo mai voluto che il lettore si dilungasse nelle ricostruzioni sintattiche e fonetiche piuttosto che nel ritmo, nel contenuto, nei peculiari giochi linguistici.
Uno sforzo troppo ponderoso avremmo preteso nel chiedere di immaginare gesti, sguardi, sorrisi, ritmo nel narrare, melodie e voci possenti e delicate. Abbiamo così deciso di donare al lettore un DVD, nel quale raccontiamo, in linea con i veloci tempi moderni, il nostro viaggio attraverso le parole dei poeti lasciando alla loro voce l’ultima parola sull’amatissima arte del dire. “Vedendoli cantare” vogliamo inoltre aiutarvi a comprendere quel potenziale espressivo dell’ottava rima, e quella forza comunicativa del Poeta-Vate di cui tanto parleremo nel nostro scritto.