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"Prova di canto", Giovanni Borgo
sabato, 24 ottobre 2009
Devo confessare che la realizzazione dell'evento che sto per presentarvi oggi, corona un piccolo desiderio che tra me e me ho espresso circa un anno e mezzo fa, proprio mentre ero immersa nella fase più acuta della preparazione della mia tesi. Avevo ormai centrato l'argomento, trovato i poeti, stavo terminando le interviste e intanto cominciavo a sognare di portare tutti loro a Bologna. Una specie di stella cadente: avevo scoperto un piccolo mondo nasconsto nelle campagne maremmane dove boscaioli, contadini e vetturini si trasformavano magicamente in poeti improvvisatori e narratori di storie in rima e volevo mostrarlo a tutti.

Quello che ho fatto per l'organizzazione di questo concerto l'ho fatto perchè me lo hanno chiesto, per il resto il desiderio evidentemente ha fatto girare gli eventi.

Andiamo al dunque.
Sono lieta di annunciarvi che quest'anno all'interno del festival di musica etnica
Suoni dal Mondo che è ormai alle XX edizione, ci sarà una serata dedicata all'ottava rima.
La scelta dei protagonisti ed il programma del concerto sono stati curati da me.
Al pomeriggio ci sarà anche un incontro coi poeti che si esibiranno la sera che sarà l'occasione per porre domande e cercare di capire qualche segreto della loro arte; ma soprattutto sarà un momento per farsi raccontare delle storie, proprio come si chiede agli anziani, per farsi narrare della vita, delle vecchie abitudini e del ruolo della poesia popolare nella vita quotidiana di una volta.

Ecco il programma della serata:


Venerdì 6 Novembre

ore 17.00 (Laboratorio)

I segreti dell’improvvisazione in ottava rima
incontro con i poeti contadini condotto da
Elisabetta Lanfredini
e Nico Staiti
 
Centro G. Costa, via Azzo Gardino 48, Bologna.


ore 21.30 (Concerto)

I canti dei poeti contadini

L’improvvisazione in ottava rima
(Toscana e Alto Lazio)

 
Auditorium - Laboratori DMS, via Azzo Gardino 65a, Bologna.



 
Vi anticipo che cercheremo di seguire fedelmente le "regole" tradizionali che caratterizzano i contrasti poetici, come ad esempio far scegliere i temi dal pubblico come è successo nel video che vi propongo di seguito.
Non mancate.


 

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categoria:ottava rima, toscana etruria e tuscia
lunedì, 27 luglio 2009
Ancora Ottave.

La Festa della Poesia Estemporanea di Ribolla quest'anno si è svolta poco dopo che il terremoto colpisse gravemente l'Abruzzo. Come è ormai noto ai lettori di questo blog, ed agli attenti seguitori dei cantori in ottava rima, è per questi ultimi assolutamente necessario parlare di attualità e guardare, criticare, descrivere attraverso il loro canto in rima.
Ecco un dialogo cantato sul terremoto e sulle responsabilità della tragedia.
Purtroppo la prima ottava del contrasto è andata persa..la sto cercando (è anche un appello), appena la trovo integrerò il video.

I due poeti che affrontano l'argomento sono Benito Mastacchini e Pietro de Acutis, il primo toscano ed il secondo laziale. Due maestri. Due rimatori meravigliosi e melodici cantori che fanno intrecciare e concertare melodie e stili di canto diversi e personali, caratterizzati dalla loro individualità e dalla provenienza geografica.
La Maremma fa questi scherzi. Ti sposti di alcune decine di chilometri ed ecco che le melodie cominciano a mutare, compaiono nuovi abbellimenti e nuove cadenze, diversi stile e modi di rimare.

Buona visione.





postato da: bettabu alle ore 00:41 | Permalink | commenti
categoria:ottava rima, voci che cantano, toscana etruria e tuscia
lunedì, 20 aprile 2009
E' solo qualche giorno che è in rete e adesso finalmente sbarca sul blog.
Un piccolo video documentario, a misura di tesi, ma faticoso ritaglio di molte ore di girato ed interviste.
Confezionato, cucito addoso ai suoi protagonisti. I poeti. I poeti a braccio meravigliosi della Maremma, che gentilmente si sono soffermati davanti al mio obiettivo ed hanno lasciato scorrere parole cantate e narrazioni.
Si parla dell'ottava rima, si parla del "Maggio", del fascismo che censura il pensiero ed il canto; si parla con amore dell'amore per la poesia e si narrano i "poeti padri".
Un modesto documentario sulla poesia estemporanea, ma anche una riflessione sulla memoria e sul modo di ricordare. Lascio volutamente che i poeti si contraddicano e  lascio che lo spazio-tempo dei loro racconti sia incerto e che lo spettatore si chieda se un brusco taglio nel montaggio non abbia apportato qualche danno alla cronologia dei fatti. Così è parlare con loro. I ricordi a distanza di anni si mischiano e le emozioni si accavallano. Là dove il vissuto di somiglia e dove si somigliano le sensazioni si crea un bacino di memoria comune.
Questo è valso soprattuto per i discorsi sui divieti e  le strumentalizzazioni fasciste. Il Maggio, dal sapore socialista, durante il Ventennio è vietato. Le improvvisazioni invece sono ripulite da temi "rischosi" e canalizzate verso un'astuta propaganda attuata tramite le diffuse gare di poesia.
Qui, nei racconti dei poeti, i decenni si confondono e si accavallano. La ristrettezza dei temi delle ottave del periodo fascista e l'assoluta impossibilità di critica sociale si confonde con la censura del Dopoguerra, solo in parte di carattere politico ma soprattuto di carattere morale ed etico.
Gli anni scorrono e la memoria sembra guidata dal timore, dallo sdegno e dai ricordi dei divieti. Divieti più forti e quelli meno assoluti, ma che confluiscono insieme in quel bacino di memoria che li accomuna. La mancanza di libertà. Questo sembra essere il sottile filo che cuce il ragionamento della memoria che porta ad una narrazione assolutamente emozionale. Quello che cercavo. Testimonianza. Narrazioni "poetiche" di una lucida esperienza.



Nota: per il titolo del video leggi questo post.
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categoria:ottava rima, voci che cantano, toscana etruria e tuscia
mercoledì, 15 aprile 2009
Domenica si terrà a Ribolla (GR) la XVII edizione della Festa della poesia Improvvisata che si tiene ogni anno in Aprile. Quest'evento mi mette inevitabilmente in condizione di ricordare l'anno trascorso dalla passata edizione: la prima a cui ho assistito e che mi lasciò così tanto meravigliata. Cominciavo in quel periodo a capire cosa fosse l'ottava rima e cominciavo a delineare i tratti della mia tesi: lì incontrai i poeti che ne diventarono poi i protagonisti ed i ricercatori che mi aiutarono a documentarmi e a chiarirmi le idee.

Lo stupore, la brama di scoprire e conoscere questo mondo, il primo approccio con l'ambiente ribollino e ciò che ne seguì, lo espressi poi nell'introduzione della mia tesi di laurea, che riporto di seguito.


Si vocifera in Toscana, che esistano contadini che cantano di poesia all’improvviso, e che possano narrare a lungo Dante a mente ed i poemi cavallereschi. Si vocifera che siano quasi analfabeti e che ce ne siano ancora alcuni sparsi per le campagne dell’Italia centrale.
Queste voci, sono il punto di partenza della nostra ricerca di cui questo scritto ripercorre la traccia. Viaggio attraverso smaniose peregrinazioni nel fiorentino e verso la Maremma Toscana, e poi Laziale, luogo di scambio antico per eccellenza dove anime cantanti di lavoratori stagionali solevano incrociarsi. Viaggi, dunque, alla ricerca della conferma di un sentimento, guidati solo dall’intuito attraverso il quale la nostra radice etrusca ci riportava prepotentemente alle origini.
Poi sono apparsi i poeti. Finalmente. Impacciati ed ingenui, a volte bizzarri e sconclusionati, ma sinceri, genuini, accoglienti; sicuri di possedere un dono, ma quasi imbarazzati di aver ricevuto questa grazia come chi si trova improvvisamente davanti a qualcosa di “soprannaturale”.
Pastori, agricoltori, contadini, cacciatori, vetturini, ex-minatori, artigiani, queste le sembianze sotto cui si manifestano. Vati in realtà; che stanno nascosti dietro le loro mani ruvide e i loro modi agresti, che maneggiano vecchi e fragili fogli volanti con tutta la delicatezza a loro possibile, mentre noi, che ci avviciniamo poco a poco a quelle carte per paura di sciuparle con il fiato, seguiamo i loro movimenti con gli occhi per cercare di ammorbidire quel tocco un po’ rude.
Questi individui sono finissimi cantori e narratori di poesia. Poesia a braccio, canto in bernesco, Arte del dire. Poesia e canto che parlano di oggi, e lo hanno sempre fatto.
Dalle ore passate a sfogliare fogli ingialliti e a cercare domande esatte che innescassero i racconti dei poeti, dei quali abbiamo accolto anche ogni divagazione e storie di vita a cui non potevamo negare il nostro ascolto, ci accorgiamo di quanto quest’arte sia profondamente radicata nella società e  come essa sia per loro uno strumento per dire, per tradurre la realtà e raccontarla alla comunità intera.
Così forte e consapevole il loro canto da essere anche, nel suo vissuto storico, arginato e soffocato dai governanti e dal clero: dal fascismo, di cui ci raccontano abbassando il tono della voce. Mi parlano delle ottave censurate e dei maggi vietati ed abusivi con lucidità e tristezza e come se il pericolo ancora persistesse.
Abbiamo in questo lavoro, ripercorso l’ottava rima nella sua forma popolare attraverso i tratti essenziali che le hanno permesso di tradurre l’espressione più genuina del pensiero popolare e di essere potente mezzo di comunicazione della società rurale. Una raccolta di ottave politiche e pensieri cantati sull’attualità. Lucidi concreti pensieri, chiare ideologie, sdegno dei potenti, sfoghi e parodie.
Ci comprenderà il lettore, se abbiamo scelto di ammettere nel nostro linguaggio  alcuni dialettismi toscani e parole in disuso nell’italiano corrente, rimanendo così in armonia con il modo di esprimersi dei poeti; nelle interviste abbiamo dovuto fare molto di più per parlare con loro, cercando di recuperare ogni suono antico della terra di origine che condividiamo.
E ci perdonerà lo sforzo, se gli chiediamo di immergersi completamente nel linguaggio delle ottave, che abbiamo scelto di non correggere né dal punto di vista sintattico, né della punteggiatura né nell’ortografia, quando si tratti di versi scritti: non avremmo mai voluto che il lettore si dilungasse nelle ricostruzioni sintattiche e fonetiche piuttosto che nel ritmo, nel contenuto, nei peculiari giochi linguistici.
Uno sforzo troppo ponderoso avremmo preteso nel chiedere di immaginare gesti, sguardi, sorrisi, ritmo nel narrare, melodie e voci possenti e delicate. Abbiamo così deciso di donare al lettore un DVD, nel quale raccontiamo, in linea con i veloci tempi moderni, il nostro viaggio attraverso le parole dei poeti lasciando alla loro voce l’ultima parola sull’amatissima arte del dire. “Vedendoli cantare” vogliamo inoltre aiutarvi a comprendere quel potenziale espressivo dell’ottava rima, e quella forza comunicativa del Poeta-Vate di cui tanto parleremo nel nostro scritto.

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categoria:ottava rima, toscana etruria e tuscia
martedì, 06 gennaio 2009
Non ho foto da mostrare. Nè video nè registrazioni della giornata di oggi.
Sono stata a Ribolla per la prima volta da laureata.
La notte fra il 5 ed il 6 gennaio in Maremma si canta La Befana.
Oggi i miei amici ribollini, vestiti di tutto punto da befane e pastori, con fisarmoniche, chitarre e percussioni hanno cantato quartine che ormai mi sono familiari. La radice che mi ha ricondotta alla mia terra sprofonda nel terreno maremmano e si insinua prepotentemente nella mia vita.
Non ho ripreso nè fotografato, ho solo ascoltato ed ho vissuto la festa come una del paese. Mi sentivo nuda senza registratore al collo e quasi imbarazzata a stare fra i piedi senza telecamenra.
Commozione profonda nel sentirmi parte di una tradizione. Nell'averla riscoperta mia.

La Toscana. La Maremma. Il popolo mitico e misterioso degli Etruschi. L'alto Lazio.
Le fisarmoniche. Gli operai. I contadini. Il Primo Maggio, festa della primavera e della lotta.
I modi rudi. Le nacchere. I cappelli di paglia. Il fieno ed il vimini. L'italiano antico.
Carducci. I cipressi. Dante. Guidoriccio da Fogliano. Montemassi. Le balze di Volterra. La Pia dei Tolomei. I Guelfi e i Ghibellini. La voce forte e i canti urlati. Le terre rosse e grigie. La pianura. Il sole a scendere verso Grosseto.

Esplosione di esagerata appartenenza. Centro del mondo interiore.
Questa volta ripartire per l'Emilia Romagna mi mette stranamente in dubbio.
Vado e torno. Prometto. Salirò verso la pianura ascoltando ancora il Coro degli Etruschi.




E ora una chicca: Amalia Rodrigues canta Maremma Amara. Meravigliosa.


domenica, 21 dicembre 2008
festa della poesia estemporanea di Ribolla. Aprile 2008.                                                                                                                 Foto: www.angelotrani.com


Mi sono laureata.

La mia tesi sull'ottava rima improvvisata che mi ha portata nei meandri più tipici della Maremma toscana alla ricerca di anziani poeti contadini, è giunta al termine. Almeno accademicamente, visto che ho già un'appuntamento per la Befana per tornare a trovarli e sentirli ancora cantare,
ed ho già una parola con un paio di amici per andare in Sardegna a cercare poeti sardi che cantano ottave.

Titolo:
 " A parole mi avrebbero buttato in prigione"
Aspetti sociali e politici del canto in ottava rima attravero le parole dei poeti.

Durante la stesura della tesi ho dovuto riflettere molto sul canto e sul suo significato sociale.
Il canto come mezzo per dire ed esprimersi.
Cantare quello che si sente, cantarlo perchè certe cose a parole non si possono dire. Cantare per farsi sentire di più, per farsi ascoltare meglio, e per arrivare più diretti all'ascoltatore.
Cantare per farsi intendere solo da chi si vuole, per giocare con le parole ed i suoni in modo astuto.
Cantare per la necessità di dire.

La citazione del titolo è una parafrasi di un discorso sull'ottava emerso in un intervista ad un poeta maremmano,
lo riposto di seguito: spiega perfettamente l'argomento della tesi, senza che ne dica parole di troppo.

Però a cosa mi serve questa rima?
Io bisogna lo dica.
M’ha permesso di dire cose in certe occasioni
che se l’avessi dette a parole,
qualche volta, dico,
non mi avrebbero buttato in prigione ma poco ci manca.
N.G.*






* P. Pannozzo, “L’arte del Dire, Convegno di studi sull’improvvisazione poetica”, Roccastrada (Gr), 1999, p. 172.
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mercoledì, 23 luglio 2008
Finamente sono in rete le foto della Festa di Ribolla 2008!
(cliccate sulla foto per vederle tutte)



                      Ivo Mafucci   

    
Ecco l'ottava che ci accoglie alla nostra entrata:

Prendo la penna e con la mano scrivo
voglio elogiar Ribolla e i suoi abitanti
questo paese sorridente e vivo
meta di poeti e altri cantanti;
il circolo sul campo è sempre attivo
procura fondi personaggi e impianti
con tante donne volontarie e attive
così la poesia a Ribolla vive.

B.M.
(ndr: immagino sia Benito Mastacchini, uno dei poeti più autentici della zona)


Ribolla è la roccaforte toscana dell'ottava rima, molti poeti ambulano là attorno ed è ormai un rinomato punto di raccolta per chi ama cantar di poesia o assistere ad incontri più o meno organizzati dei militanti della poesia improvvisata.
Perchè Ribolla? Per alcuni motivi, fra cui quello dell'appartenza a questa cittadina di Domenico Gamberi.
Gamberi, che smisurato passionista della poesia a braccio, oltre ad aver creato l'Associazione Lampis con lo scopo di salvaguardare e diffondere quest' arte, e ad avere uno degli archivio più agognati da tutti noi ricercatori, lotta ogni anno duramente per tener saldo l'appuntamento annuale della Festa di Ribolla.
Per l'occasione la sala Arci diventa un teatro in cui si susseguono, per un numero di ore non determinabile (per la loro abbondanza...), numeri di poesia improvvisata, stornelli e maggi.
L'atmosfera è magica e surreale: i poeti si ammucchiano nelle quinte, noi
ricercatori e studenti ci arrampichiamo ovunque per documentare il tutto il meglio possibile, le donne del paese unite le loro forze, preparano delle vere merende toscane (nel senso che meritano il marchio DOCG, come il Chianti!), il pubblico meraviglioso ascolta attentissimo, applaude, e trova ogni modo per comunicare il suo divertimento o il suo dissenso.

Quest' anno, per la prima volta ho assistito all'evento e sono andata ben accompagnata: qualcuno mi ha detto che le etnomusicologhe si muovono sempre con i fidanzati; io ho fatto di meglio, ho portato ANGELO TRANI, mio bravissimo fotografo di fiducia nonchè mio amico ormai da anni.

Da questa gita maremmana, Angelo ha realizzato questo bellissimo reportage...

Enjoy!

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